In memoria di… Quel Natale del ‘43

In memoria di… Quel Natale del ‘43

La ragaz­za dal viso amaro, una delle “marocchi­nate“
Quan­do le truppe di col­ore del Cor­po di spedi­zione francese abusarono di lei, ave­va 14 anni(Foto: L’Il­lus­trazione Ital­iana).
Pontecorvo.Immagine di un dis­as­tro
(Foto: Bernardi­no Pulcini).

Il Natale del 1943 non può non essere che un Natale diver­so: la guer­ra, ormai, è dietro l’angolo se non, addirit­tura, den­tro casa. Anzi, scrive Tan­cre­di Grossi,

pro­prio nel­la notte tra il 24 e il 25 dicem­bre, la battaglia infu­riò con più vio­len­za. Gli artis­ti­ci tem­pli di Cassi­no, dove, a quel­l’o­ra, pic­cole lam­pade avreb­bero dovu­to ardere dinanzi al pre­sepe del Bam­bi­no, veni­vano sac­ri­lega­mente col­pi­ti dalle can­nonate.

Raf­faele Nar­doian­ni, invece, ricor­da che

la ricor­ren­za venne tenu­ta cela­ta ai pic­coli e passò tra l’in­cresciosa ed involon­taria indif­feren­za di tut­ti. Col cuore gon­fio di tris­tez­za, ognuno era rac­colto nel nos­tal­gi­co ricor­do del­la fes­ta di altri tem­pi, dei tem­pi migliori. La tavola offrì la polen­ta sen­za sale e la ver­du­ra lessa sen­za condi­men­to. Niente altro! Epperò, nes­suno osa­va muo­vere lamento.

Sul volto dei gran­di si legge­va una mal­in­co­nia più accen­tu­a­ta degli altri giorni, una melan­co­nia che assume­va l’aspet­to di tur­ba­men­to di fronte alla dura realtà di non pot­er procu­rare, almeno ai pic­coli, una di quelle letizie che, negli anni pas­sati, for­ma­vano la loro gioia.

Man­ca­va persi­no il foco­lare col tradizionale cep­po per ren­dere lieti i bam­bi­ni, i quali, come negli altri giorni, dovet­tero riscal­dar­si attorno a quei fuocherel­li che si accen­de­vano nelle vic­i­nanze delle casette.

Il tur­ba­men­to fu gen­erale, anche dei ricchi.

Il tan­to aus­pi­ca­to mira­co­lo del­la per­fet­ta uguaglian­za sociale si ver­i­ficò in pieno, in quel­la ricor­ren­za: ric­chi e poveri era­no pros­trati nel­lo stes­so piano di mis­e­ria e di avvilimento.

All’ab­bazia di Casamari, rac­con­ta don Lui­gi De Benedetti,

anche quest’an­no — è la quar­ta vol­ta — la mes­sa di Natale è sta­ta cel­e­bra­ta nel pomerig­gio alle 5,30 invece che a mez­zan­otte sec­on­do l’in­dul­to del Som­mo Pon­tefice vara­to nel 1940 onde pro­teggere chiesa e fedeli dalle incur­sioni aeree not­turne e per ottem­per­are alle leg­gi sul­l’oscu­ra­men­to pro­mul­gate dal gov­er­no. Il con­cor­so dei fedeli è sta­to scar­sis­si­mo specie per­ché Casamari è occu­pa­to dai tedeschi. La Mes­sa Pon­tif­i­cale è sta­ta cel­e­bra­ta dal Rev.mo Abate e can­ta­ta in musi­ca fig­u­ra­ta dai nos­tri stu­den­ti professi.

La ser­a­ta è sta­ta pas­sa­ta, in ones­ta e com­pos­ta ricreazione, nel­la cam­era di stu­dio del Rev.mo Abate.

A Mon­te­cassi­no, ver­so le due pomerid­i­ane di ven­erdì 24 dicem­bre, ha inizio, nel­la crip­ta piena di fedeli, “la fun­zione del­la notte” nel cor­so del­la quale l’a­bate Dia­mare cel­e­bra la mes­sa. Quan­do il rito sta per ter­minare arri­va il gen­erale tedesco von Sen­ger und Etter­lin, un cat­toli­co prat­i­cante, che avrebbe volu­to assis­tere alla fun­zione: tornerà a quel­la del giorno di Natale, anche ques­ta offi­ci­a­ta dal­l’a­bate, durante la quale si accos­ta ai sacra­men­ti. Ma a Mon­te­cassi­no non res­ta più di tan­to per­ché al suo quarti­er gen­erale di Roc­casec­ca ne è in pro­gram­ma un’al­tra per i suoi uomi­ni e, dice, non intende mancarvi.

Al con­ven­to dei Carmeli­tani di Cepra­no, dove da una venti­na di giorni i tedeschi han­no instal­la­to un ospedale con una “capac­ità” di 95 posti let­to (è dis­tin­to dal numero 41604) le sacre fun­zioni sono offi­ci­ate da padre Angeli­co D’Arpino. Egli anno­ta nel diario del con­ven­to che

nei due cor­ri­doi del pianter­reno sono state imban­dite vastis­sime mense per tut­to il per­son­ale e pei fer­i­ti non gravi. La loro cel­e­brazione è con­sis­ti­ta nel bivac­ca­men­to che si è pro­trat­to per tut­ta la notte.

Evi­den­te­mente i tre reli­giosi qui rimasti, P. Angeli­co, P. Costan­zo e Fr. Gabriele di Maria San­tis­si­ma si sono man­tenu­ti estranei. I fedeli river­sa­tisi nelle casette di cam­pagna non han­no man­ca­to di accor­rere numerosi alle sei SS. Messe che i Padri han­no cel­e­bra­to in ore dis­tinte per dar modo ad essi di sod­dis­fare alla loro pietà. Moltissi­mi si sono con­fes­sati e comunicati.

La Mes­sa del­la mez­zan­otte, per la dis­ci­plina del­l’oscu­ra­men­to, è sta­ta cel­e­bra­ta alle ore 5.

Il giorno di Natale, poi, riferisce sem­pre padre D’Arpino, 

Un sac­er­dote tedesco del­l’ospedale, sem­plice solda­to, alle ore 17 ha cel­e­bra­to una S. Mes­sa per i pochissi­mi cat­toli­ci tedeschi del suo repar­to. Sono sta­ti cir­ca una ventina.

Ad Arpino, l’immediata vig­ilia di Natale è tur­ba­ta da un episo­dio sul quale riferisce Urbano Fiorentini:

All’an­go­lo tra Via Giuseppe Cesari e Via Bernardi­no Cesari vi era un bar dove i tedeschi, prove­ni­en­ti dal fronte di Cassi­no, era­no soli­ti trascor­rere le ore dei loro turni di riposo, beven­do e can­tan­do. In quel locale si reca­va ogni giorno una povera don­na — si chia­ma­va Pan­tano Rosa ed ave­va 35 anni — la quale cer­ca­va di guadagnare qualche lira venden­do castagne, brus­col­i­ni e croc­can­ti­ni. All’al­ba del 23 dicem­bre fu trova­ta mor­ta in Via Bernardi­no Cesari, fred­da­ta in pieno pet­to da un colpo di pis­to­la cal­i­bro 9. Il foro del proi­et­tile era ben vis­i­bile al cen­tro del suo pet­to bian­chissi­mo, men­tre la mano destra insan­guina­ta, che la poveretta evi­den­te­mente si era por­ta­ta pri­ma sul pet­to, era rimas­ta come stam­pa­ta sul muro del palaz­zo D’E­mil­ia-Magliari. Nul­la si è mai saputo del­la fine di quel­la don­na e tan­to meno del movente di quel­l’or­ren­do delitto.

Cor­si anch’io per ren­der­mi con­to di quan­to era accadu­to e, nel vedere la don­na uccisa, rimasi impres­sion­a­to da quegli occhi sbar­rati, pro­prio di chi è pre­so improvvisa­mente dal ter­rore del­la morte. Nel mez­zo del­la via sosta­vano numerosi sol­dati tedeschi e qualche uffi­ciale. I radi pas­san­ti si fer­ma­vano alli­biti a guardare, ma poi i tedeschi non sop­por­tarono più la pre­sen­za di spet­ta­tori e minac­ciosa­mente inti­marono di circolare.

Dram­mat­i­ca anche la vicen­da vis­su­ta ad Auso­nia da Michele Tomas che scrive:

Il 25 dicem­bre mi trova­vo in con­tra­da Roton­doli, rifu­gia­to in una stal­la insieme ad altre decine di per­sone, quan­do, ad un cer­to pun­to, mio padre mi portò tra i boschi, in un paguaio, nascondiglio di due muc­che, dove era rius­ci­to a met­tere da parte un pò di carne. Men­tre la stava­mo cuo­cen­do sul­la brace, sen­za olio e sen­za sale, arrivò un uomo che, riconosci­u­to da mio padre, rimase Dopo aver man­gia­to un boc­cone di carne, l’uo­mo incom­in­ciò a par­lare con mio padre rac­con­tan­do la sua triste avven­tu­ra: il giorno pri­ma, men­tre ritor­na­va a casa dopo aver raci­mo­la­to un pò di viveri per far man­gia­re i cinque figli e la mogue, era sta­to sor­pre­so da un tedesco e da un fascista i quali si era­no impos­ses­sati di tut­to ciò che por­ta­va.

L’uo­mo pregò il solda­to di las­cia­re lì almeno il grantur­co ma il tedesco prese il sac­chet­to e ne rovesciò il con­tenu­to tra il fan­go. Allo­ra, il povero uomo, dis­per­a­to, prese un’ac­cetta che era a por­ta­ta di mano e lo uccise. Sta­va per fare la stes­sa cosa con il fascista ma cos­tui chiese pietà e promise che non avrebbe avver­ti­to i tedeschi.

Fu una promes­sa fal­sa: infat­ti, ritornò subito dai tedeschi che, una vol­ta a conoscen­za del­l’ac­cadu­to, iniziarono la cac­cia all’uomo.

Nel­la cat­te­drale di Aquino, oltre al rito cat­toli­co, cel­e­bra­to da don Rosi­no Di Nal­lo, il cap­pel­lano mil­itare tedesco cel­e­bra quel­lo protes­tante; a Pied­i­monte San Ger­mano, nel­la chiesa di San­ta Maria Assun­ta, per i mil­i­tari tedeschi offi­cia don Gae­tano De Pao­la; poco più su, sulle pen­di­ci del monte Cairo, non lon­tano da Mon­te­cassi­no, all’in­gres­so del casi­no Frez­za è, invece, un mona­co del con­ven­to di Roc­casec­ca, sol­lecita­to dagli sfol­lati, a com­piere il sacro rito su un altare improvvisato.

A Giu­liano di Roma, riferisce don Alvaro Pietrantoni®,

il Coman­do tedesco chiese a Mons. Sper­du­ti di parte­ci­pare alla mes­sa del­la San­ta Notte che, a causa del copri­fuo­co, sarebbe sta­ta cel­e­bra­ta nel tar­do po-merig­gio, alle ore 17. La chiesa era gremi­tis­si­ma: i fedeli giu­liane­si, rien­trati nel paese per assis­tere alla San­ta Mes­sa, si strin­sero intorno all’altare, affratel­lati dal Sac­ri­fi­cio Divi­no, con oltre 300 sfol­lati, 150 sol­dati tedeschi, 6 uffi­ciali e vari sottuf­fi­ciali e con i sol­dati tedeschi che era­no di stan­za a Vil­la San­to Ste-fano. Un uffi­ciale tedesco accom­pa­g­nò con l’organo i can­ti che i sol­dati in coro eseguirono acco­rata­mente nel­la loro lin­gua mater­na, in par­ti­co­lar modo ‘Stille Nacht’.

Non diverse le emozioni sus­ci­tate in padre Francesco Tatarel­li che offi­cia nel­la chiesa del­la Madon­na delle Gra­zie, a Frosinone:

Quan­do uscii per cel­e­brare la S. Mes­sa, mi accolse un’on­da cano­ra così piena e cal­da che mi com­mosse. Quegli uomi­ni, all’ap­paren­za così duri, si abban­don­a­vano con pas­sione altissi­ma alla melo­dia dei loro corali reli­giosi, tan­to ric­chi di sen­ti­men­to. Mi venne da pen­sare per un istante che non per niente il roman­ti­cis­mo, come reazione al fred­do illu­min­is­mo, era nato pro­prio in Germania.

La stes­sa atmos­fera si reg­is­tra al san­tu­ario del­la Madon­na del Piano, ad Auso­nia. Suor M. Nativ­ità Tar­qui­ni scrive nel suo diario®:

Suo­nano l’organo, can­tano in tedesco; il loro cap­pel­lano fa un breve dis­cor­so. Molti si accostano alla Comu­nione, dis­ci­plinatis­si­mi, a brac­cia con­serte, in pun­ta di pie­di. Un briv­i­do ci assale quan­do tut­ti insieme reciti­amo un Pater Nos­ter e l’Ave Maria.

Quel­lo stes­so avvil­i­men­to che ispi­ra questi ver­si a Gino Salveti®:

Mon­te­cassi­no,

questo Natale di guerra 

che ha la neve rossa

e i pas­tori fer­i­ti e le culle infrante,

che le pecore dai loro chiusi cacciate

ha dis­per­so,

per noi che a vent’anni 

abbi­amo fame e sete e desiderio 

di padre e di madre e d’amore

e di lacrime di gioia sul ciglio… 

questo Natale vesti­to da tedesco 

non fa nascere Dio ques­ta notte.

Soli e vecchi

nel­la felic­ità deserta

che la memo­ria s’inventa, 

invano atten­di­amo che questo bron­to­lio di morte

diven­ti suono di campana…

che questo odore di pagliaio 

odore d’in­cen­so diventi…

e quest’appes­ta­ta aria

sapore di mandarino!

Mon­te­cassi­no,

questo ven­ti­quat­tro dicem­bre di ques­ta san­ta notte del

/Quarantatre,

per noi

che abbi­amo fame e sete

e deside­rio di fred­do da riscaldare 

non fa nascere Dio.

O forse…

Lo fa nascere soltan­to per noi.


Trat­to da: 

Lin­ea Gus­tav. La sec­on­da guer­ra mon­di­ale in provin­cia di Frosinone

Pri­ma Edi­zione: Mag­gio 1994,

Stam­pa: Tipografia Pon­tone — Cassino

per con­to del:

Cen­tro di Stu­di Sorani “V. Patriarca”

©️by Costan­ti­no Jadecola

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