MONS. ROCCO BONANNI LO STORICO DIMENTICATO

MONS. ROCCO BONANNI LO STORICO DIMENTICATO

Mons. Roc­co Bonan­ni

 Aquino, nel­la sua bon­tà, gli ha inti­to­la­to un mozzi­cone di stra­da — un vico­lo che s’innes­ta su piaz­za San Tom­ma­so — diver­sa­mente dal trat­ta­men­to ris­er­va­to a più for­tu­nati per­son­ag­gi che, pur non aven­do nul­la a che vedere con ques­ta cit­tà o mosso un dito per essa, soprat­tut­to per meri cal­coli politi­ci sono divenu­ti tito­lari di strade cer­ta­mente più deg­ne di questo nome (anche se il loro sta­to des­ta non poca pietà). Lui, invece, che per Aquino, e non solo per Aquino, qual­cosa pur fece ha sub­ì­to, inevitabil­mente, le con­seguen­ze del­la irri­conoscen­za che di nor­ma paga chi osa oper­are a ben­efi­cio del­la pro­pria ter­ra se è vero che da epoche lon­tanis­sime si è soli­ti ammonire che nes­suno è pro­fe­ta nel­la pro­pria patria. Mons. Roc­co Bonan­ni, per­ché è di mons. Bonan­ni che si par­la, non è sfug­gi­to nem­meno lui a ques­ta fer­rea legge infran­gere la quale, sia det­to per inciso, è cosa oltremo­do piacev­ole vuoi per ricor­dare il per­son­ag­gio vuoi per riven­di­care, quan­to meno al nome di Aquino, una dig­nità anti­ca che non può esser­si del tut­to volatiliz­za­ta come molti seg­nali las­ciano, invece, purtrop­po inten­dere.

 Dunque, mons. Bonan­ni. Dire che la sua famiglia era fra quelle più in vista del­la comu­nità aquinate è un dato di fat­to dal quale non si può pre­scindere per inquadrare il per­son­ag­gio che nel­l’am­bito del­la chiesa locale occupò un ruo­lo cer­ta­mente impor­tante se è vero che fu non solo un colto e battagliero sac­er­dote ma anche vic­ario gen­erale del­la dio­ce­si, protono­tario apos­toli­co, prela­to domes­ti­co di Sua San­tità, nat­u­ral­mente arciprete del­la cat­te­drale nonché “Regio Ispet­tore Ono­rario dei Mon­u­men­ti Scavi ed Arte”. Il suo inter­esse per la sto­ria di Aquino e per quel­la dei vari cen­tri acco­mu­nati nel­la medes­i­ma dio­ce­si aquinate non fu cer­to sec­on­do alla sua mis­sione sac­er­do­tale, l’uno e l’al­tra por­tati avan­ti con amore e con pas­sione e, se nec­es­sario, anche con deci­sione. Così come quan­do, non anco­ra trentac­inquenne — era nato, infat­ti, nel 1860, il 21 novem­bre — e già par­ro­co, con­duce una dura battaglia per il recu­pero del­la chiesa del­la Madon­na del­la Lib­era, recu­pero già atti­va­to dal vesco­vo Pao­lo De Nique­sa e, alla morte di questi, segui­to da mons. Bonan­ni con par­ti­co­lare atten­zione. E quan­do un’im­po­sizione min­is­te­ri­ale bloc­ca i lavori, nel­l’e­sprimere in una nota il suo dis­ap­pun­to per tale sospen­sione pre­cisa: «quel­lo che si va eseguen­do è a fin di bene: e non si è toc­ca­to, né smossa, nep­pure per mez­zo mil­limetro una sola delle pietre che vi si trovano». Ed al suo deci­sion­is­mo ed al suo intu­ito si deve anche il recu­pero del LXXIX miglio del­la via Lati­na, di fronte alla pic­co­la chiesa inti­to­la­ta a San Tom­ma­so — che, final­mente, da qualche tem­po è ogget­to di una sin trop­po atte­sa ristrut­turazione — durante i lavori di posa del­l’ac­que­dot­to per Pon­tecor­vo.

 Ma è come stori­co che mons. Roc­co Bonan­ni acqui­sisce i suoi mer­i­ti mag­giori. Un’at­tiv­ità inizia­ta nei pri­mi anni del sec­o­lo con un’­opera — Aquino patria di San Tom­ma­so. Tip. Pietro Ver­at­ti. Via Vit­to­ria . Roma (1903), poi riedi­ta una venti­na di anni dopo — la cui attual­ità alla luce di cer­ti rin­no­vati inter­es­si da parte di Roc­casec­ca nel riven­di­care il luo­go natale del­l’Aquinate dovrebbe quan­to meno sol­lecitare una ristam­pa del vol­umet­to ed una sua con­sona dif­fu­sione (e non cer­to per­ché vi sia neces­sità da parte di Aquino di provare ciò che è ampia­mente acclara­to). Ma non è tan­to con Roc­casec­ca che mons. Bonan­ni se la prende quan­to, invece, con Bel­cas­tro, un comune del­la Cal­abria che riven­di­ca­va anch’es­so i natali del San­to. Ad entram­bi, comunque, dice a chiare note «che S. Tom­ma­so nacque dal Con­te Lan­dol­fo, non a Bel­cas­tro, o sul Castel­lo di Roc­casec­ca, ma pro­prio nel­la Cit­tà di Aquino». E aggiunge: «Si abbia Roc­casec­ca, che nel 1300 era in ter­ri­to­rio ed per­ti­nen­ti­is Civ­i­tatis Aqui­ni, la parte di glo­ria che le spet­ta come Castel­lo del­la cit­tà, ma non mai quel­la di pot­er­si procla­mare Patria di S. Tom­ma­so!».

 Mons. Roc­co Bonan­ni si cura ovvi­a­mente anche degli altri suoi con­ter­ranei che in qualche modo han­no las­ci­a­to una trac­cia del loro cam­mi­no ter­reno e ded­i­ca per­ciò la sua atten­zione agli Uomi­ni illus­tri di Aquino e Dio­ce­si per san­tità, dot­t­ri­na e val­ore (Cav. Prof. P. Iso­la Edi­tore. Ala­tri, 1923).  Ma gli inter­es­si cul­tur­ali del­lo stu­dioso aquinate van­no ben oltre né, come si è det­to, sono lim­i­tati alla sola sto­ria del­la sua cit­tà natale. Infat­ti egli, nel­la pre­fazione a Ricerche per la sto­ria di Aquino, pub­bli­ca­to anche questo pres­so lo stes­so edi­tore ala­tri­no nel 1922, riferisce di aver scrit­to ser­ven­dosi «di notizie rac­colte, mas­sime a Mon­te­cassi­no, in Napoli ed in Roma per mia sola cog­nizione per­son­ale» un po’ su tut­ti i pae­si del­la dio­ce­si di Aquino e che sarebbe suo deside­rio dare alle stampe tali «mono­grafie» al fine di ricavare dal­la loro ven­di­ta un pri­mo fon­do di cas­sa a ben­efi­cio dei comi­tati che, sec­on­do una sua idea, avreb­bero dovu­to oper­are nei vari comu­ni per pro­muo­vere la costruzione di altret­tan­ti mon­u­men­ti in memo­ria di quan­ti si era­no immo­lati per la patria durante la pri­ma guer­ra mon­di­ale.  Nel­la medes­i­ma cir­costan­za — nel­la quale, per­al­tro, ci fa anche sapere di aver qua­si com­ple­ta­ta una sto­ria di Aquino ma di non avere al momen­to alcu­na inten­zione di pub­bli­car­la «pel cos­to ele­vatis­si­mo del­la stam­pa e del­la car­ta» — mons. Bonan­ni è par­ti­co­lar­mente duro con Pon­tecor­vo, Roc­casec­ca ed Arce local­ità dalle quali, scrive, sebbene «mi ebbi let­tere piene di entu­si­as­mo ‘per l’opera bel­la’, ‘l’opera geniale’, per ‘l’opera patri­ot­ti­ca’, ‘per l’opera di una genial­ità sui gener­is’ etc! » non ho anco­ra rice­vu­to «neanche il solo elen­co dei mor­ti in guer­ra!!! ». Se per Roc­casec­ca ed Arce rius­cirà comunque a «for­mare» un elen­co sicu­ra­mente incom­ple­to, per Pon­tecor­vo niente di niente «quan­tunque», scrive, «inter­es­sas­si al riguar­do molti ami­ci di quel­la Cit­tà». Di con­seguen­za, non tro­va di meglio da fare che porre «da parte la volu­mi­nosa Mono­grafia del­la Cit­tà, che era qua­si al suo ter­mine», sot­to­lin­e­an­do a chiare note: «non la darò alle stampe, poiché man­ca per me lo scopo del­la pub­bli­cazione». Infat­ti, ren­den­do fede alla paro­la data, non pub­blicherà Pon­tecor­vo tra le Mono­grafie storiche (F.R.E.S.T. Fab­bri­ca Reg­istri e Stab. Tipografi­co. Iso­la del Liri, 1926) anche se, un tan­ti­no più addol­ci­to, si ris­er­va di far­lo, così come per la sto­ria di Aquino, «non appe­na il prez­zo del­la car­ta e del­la stam­pa diminuirà» ed il lavoro stes­so sarà sta­to ulti­ma­to; par­lerà, invece di «Arce e Roc­ca d’Arce (con Iso­let­ta, Col­drag­one e Le Case), di Cas­tro­cielo e cioè Colle S. Mag­no e Palaz­zo­lo (ora Cas­tro­cielo), di Espe­ria (già Roccagugliel­ma) con Mon­ti­cel­li e S. Pietro in Curo­lis, di Pico (con qualche notizia su Pas­te­na e la descrizione del­la grot­ta del “Per­tu­so” in quel Comune), di Pied­i­monte e Vil­la S. Lucia, di Roc­casec­ca (con Caprile e Castel­lo), di San­topadre, di San Gio­van­ni Incar­i­co, di Terelle». 

 Anche nel­la pre­fazione a questo vol­ume, pun­tual­mente ded­i­ca­to «ai cadu­ti del­la nos­tra regione nel­la guer­ra 1915–1918», rib­adisce la pro­pria delu­sione ed amarez­za per­ché l’inizia­ti­va che ave­va con­cepi­to con tan­to affet­to non ha avu­to l’e­si­to sper­a­to ma for­nisce anche una serie di infor­mazioni che pos­sono tornare utili cir­ca il lavoro svolto nel reper­i­men­to del mate­ri­ale poi però non uti­liz­za­to così come egli avrebbe sper­a­to: «Ten­go 2 Clichés per S. Giov. Incar­i­co, Capit. Tas­ciot­ti, Ten. Loio­la — 1 per Arce, Tenente Sera — 1 per Roc­cadarce, Colon­nel­lo De Camil­lis — 13 per Col­drag­one — 3 per Roc­casec­ca — 3 per Terelle — 5 per Cas­tro­cielo, Cap­i­tano Grossi e Sot­tot. Mur­ro — 5 per Colle S. Mag­no, Sott. Mur­ro — 10 per Pied­i­monte — 1 per Vil­la S. Lucia — 46 per Aquino, fra cui i Tenen­ti Ven­dit­ti e Pela­gal­li». E coglie l’oc­ca­sione per citare e ringraziare quan­ti han­no col­lab­o­ra­to dai vari comu­ni: il cav. Pao­lo De Camil­lis di Roc­cadarce, il cav. Sil­ve­stro Rosel­li di Espe­ria, il comm. Pasquale Pela­gal­li di Pied­i­monte San Ger­mano, il sig. Tom­ma­so Bar­tolo­muc­ci di Pas­te­na, i sin­daci e i seg­re­tari comu­nali di San­topadre, Vil­la San­ta Lucia, Colle San Mag­no e San Gio­van­ni Incar­i­co, gli arcipreti o sac­er­doti De Mar­co di Pied­i­monte, Cor­da di San­topadre, Ric­ci e don Michele Ric­ci di Cas­tro­cielo, Mar­roc­co di Arce, Camil­li di Roc­cadarce, Marzil­li di Col­drag­one, Proia di Mon­ti­cel­li, Cer­ri­to e don Anto­nio Grossi di Pico, Sdoia di Colle San Mag­no, San­topi­etro di San Gio­van­ni Incar­i­co, Elia e don Pao­lo Azzoli di Terelle, Ter­il­li di Espe­ria, Del­li Col­li, Di Rol­lo e mons. Pel­le­gri­ni di Roc­casec­ca, De Pas­cale di Vil­la San­ta Lucia, Flaminio Cavaioli di Iso­let­ta; c’è, infine, un pen­siero per le “care mem­o­rie” del­l’ar­civesco­vo Pao­lo Emilio Berga­m­aschi di Pon­tecor­vo, del­l’a­bate Mar­co Quagliozzi di Roc­casec­ca e del cav. Francesco Rosel­li di Espe­ria.

 Cer­to, mons. Bonan­ni — che morì, l’11 novem­bre 1928 — meriterebbe ben altre con­sid­er­azioni. Ma le fonti sono pres­soché inesisten­ti e, dunque, averne trac­cia­to questo che è ancor meno di uno schiz­zo è, forse, già un pic­co­lo pas­so avan­ti: di lui, purtrop­po, non restano altre mem­o­rie se non quelle intu­ibili dai suoi scrit­ti tra i quali, per­al­tro, si sente cer­ta­mente la man­can­za, per via del «cos­to ele­vatis­si­mo del­la stam­pa», del­la pre­an­nun­ci­a­ta sto­ria di Aquino così come, anche per via del­la guer­ra, è anda­ta dis­per­sa la sua bib­liote­ca e quan­t’al­tro era rius­ci­to a rac­cogliere sul­la sua cit­tà come, ad esem­pio, il più volte da lui cita­to mano­scrit­to anon­i­mo inti­to­la­to Rag­guaglio del­lo sta­to pas­sato e pre­sente del­l’An­ti­ca Cit­tà di Aquino e suo Con­ta­do.

 Di mons. Bonan­ni, come sac­er­dote, non è che si conosca più di tan­to. Una cosa, però, sem­bra cer­ta: che se in chiesa sen­ti­va volare una mosca, non te lo man­da­va cer­to a dire. Era, insom­ma, un tipo autori­tario che, all’oc­cor­ren­za, però, sape­va anche essere disponi­bile. Chi oggi avan­ti negli anni ma allo­ra bam­bi­no ricor­da che, smes­si gli abiti da chierichet­to, lo si anda­va ad accom­pa­gnare fino a casa, che dal­la cat­te­drale di San Costan­zo non dis­ta­va nem­meno cen­tro metri, essendo sia l’u­na che l’al­tra in piaz­za Pasquale Pela­gal­li (un altro aquinate pri­ma declas­sato e poi dimen­ti­ca­to che, per­al­tro, di mons. Bonan­ni fu padri­no), per avere quel sol­do che don Roc­co era soli­to elargire come ricom­pen­sa per quel­la non cer­to dis­in­ter­es­sa­ta e tem­po­ranea com­pag­nia.

 C’è poi una sto­riel­la che lo riguar­da, sto­riel­la che anni addi­etro venne rispolver­a­ta da tre alun­ni delle scuole ele­men­tari — Tom­masi­na Marsel­la, Pasquale Del­la Pos­ta e Lucia Fus­co — impeg­nati in una ricer­ca su Aquino (Aquino nos­tra). Dice che in occa­sione di un impre­cisato Natale mons. Bonan­ni venne omag­gia­to di una grossa anguil­la pesca­ta nei pan­tani tagliati dal cor­so delle Forme dove, pre­cisa la stori­co aquinate, non solo «se ne trovano in buon numero» ma sono anche «squisi­tis­sime». Piut­tosto che ten­er­la per sé, mons. Bonan­ni pen­sò bene di farne dono a mon­sign­or vesco­vo, a Sora, il quale a sua vol­ta ritenne che, più che lui, quel­l’an­guil­la la mer­i­tasse il suo vic­ario di Pon­tecor­vo. Che, rice­vu­ta­la, ne apprez­zò il gesto ma pen­sò anche che sarebbe sta­to un bel pre­sente per l’ar­ciprete par­ro­co di Aquino. L’an­guil­la, dunque, tornò da dove era par­ti­ta. Mons. Bonan­ni “la guardò, la riconobbe e, con un debole sor­riso, ‘Ah…’, disse, ‘sei ritor­na­ta?… Ebbene, stai sicu­ra che ques­ta vol­ta non scap­perai più. Si volse alla gov­er­nante e, trac­cia­ta una bel­la croce sul­la con­ca dov’era l’an­guil­la, con alle­gra solen­nità ci can­tò sopra con aria di mes­sa: ‘Mez­za allessa mez­za arrosto,/ va per Cristo Domine nos­tro…’ Amen! »   

© Costan­ti­no Jadeco­la, 1998.


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