AURELIO VITTO, GERARCA DI CASSINO. MA NON SOLO.

AURELIO VITTO, GERARCA DI CASSINO. MA NON SOLO.

Arpino. Aure­lio Vit­to (a destra) con Giuseppe Bot­tai, min­istro dell’educazione nazionale, in occa­sione dell’inaugurazione del mon­u­men­to a Caio Mario, il 24 aprile 1938. (Archiv­io dell’autore).jpg

A Cassi­no il per­son­ag­gio è qua­si del tut­to sconosci­u­to e qual­cuno tra i pochi che affer­mano di conoscer­lo ha di lui un’idea non sem­pre molto chiara. Il tut­to, se volete, a causa del fat­to che ebbe la sven­tu­ra non solo di vivere durante il ven­ten­nio fascista ma anche di occu­pare impor­tan­ti incar­ichi politi­ci e dunque pub­bli­ci. La morte, poi, lo colse molto gio­vane ed a ven­ten­nio in cor­so cos­ic­ché non ebbe il tem­po per pot­er­si rici­clare, ammes­so che lo avrebbe fat­to, così come, invece, fecero molti altri divenu­ti in segui­to inte­gerri­mi antifascisti.

Ma non è per il suo impeg­no politi­co, o almeno solo per il suo impeg­no politi­co, che il per­son­ag­gio meri­ta di essere ricorda­to. Lo meri­ta, spe­cial­mente, per essere sta­to un uomo di cul­tura e, dunque, un per­son­ag­gio che avrebbe potu­to fare onore a Cassi­no se cer­ti “ran­cori” di cir­costan­za non lo avessero oscu­ra­to al pun­to tale da ren­dere piut­tosto dif­fi­cile, solo alcu­ni decen­ni più tar­di dal tem­po in cui visse, il recu­pero del­la sua memo­ria e delle sue opere. 

Lui è Aure­lio Vit­to che a Cassi­no, appun­to, vide la luce il 24 set­tem­bre 1906 da Francesco e da Maria D’Ambrosio e che a Cassi­no com­pì i suoi stu­di pri­ma di appro­dare alla facoltà di Giurispru­den­za pres­so la R. Uni­ver­sità di Napoli. L’avvocato, però, non lo fece mai. Fu, piut­tosto, gior­nal­ista e, comunque, si impeg­nò gio­vanis­si­mo in polit­i­ca iscriven­dosi al par­ti­to l’11 mag­gio 1928. 

In una biografia del tem­po si legge: «Ispet­tore provin­ciale dell’Artigianato cio­cia­ro nel 1930, veni­va chiam­a­to, nel set­tem­bre del­lo stes­so anno, a dirigere gli uffi­ci del­la Seg­rete­ria polit­i­ca fed­erale dei Fas­ci di com­bat­ti­men­to di Frosi­none, uffi­cio ricop­er­to fino all’ottobre del 1932, quan­do volon­tari­a­mente chiese di prestare il servizio mil­itare dal quale era sta­to esen­ta­to. Seg­re­tario provin­ciale del G.U.F. (Gioven­tù Uni­ver­si­taria Fascista) e mem­bro del diret­to­rio Fed­erale (1931–1932), nell’estate del 1931-IX ha inizia­to quelle adunate di pro­pa­gan­da che, attuate larga­mente del­la direzione del P.N.F. in tut­ta Italia nell’anno suc­ces­si­vo servi­rono a divul­gare tra le folle i prin­cipii fon­da­men­tali e le con­quiste del­la Riv­o­luzione.

«Ha tenu­to e diret­to, tra il 1929 e il 1931, dei Cor­si di cul­tura cor­po­ra­ti­va al liceo clas­si­co di Cassi­no, alla Casa del Fas­cio di Frosi­none, all’Istituto Tec­ni­co di Sora.

«E’ attual­mente (1933, ndapres­i­dente dell’Istituto Fascista di Cul­tura del­la Provin­cia di Frosi­none, mem­bro del diret­to­rio dei Fas­ci, seg­re­tario del Fas­cio di Com­bat­ti­men­to di Cassi­no»[1].

Ma l’incarico più pres­ti­gioso ed impor­tante ricop­er­to fu quel­lo di seg­re­tario del­la fed­er­azione provin­ciale di Frosi­none del PNF, incar­i­co che si pro­trasse per cir­ca sei anni, dal 20 mag­gio 1934 al 21 gen­naio 1940[2], cui si abbinò, ma dall’11 mar­zo 1939, anche quel­lo di con­sigliere nazionale. 

C’è da sup­porre che con il 1940, ter­mi­na­ta la lun­ga espe­rien­za di fed­erale, Vit­to abbia ces­sato ogni legame con la vita pub­bli­ca, a ciò costret­to, evi­den­te­mente, dal cagionev­ole sta­to di salute, ded­i­can­dosi total­mente ai suoi inter­es­si cul­tur­ali. Datano, infat­ti, 1940 i suoi ulti­mi scrit­ti. 

Pare, infat­ti, fos­se afflit­to da tuber­colosi, come si evince anche da uno degli esposti anon­i­mi con­tro di lui in cui viene defini­to «un tuber­coloti­co rifor­ma­to dal servizio mil­itare»[3]. E qual­cuno dice che questo suo sta­to di salute sia sta­to acuito dal grande dolore prova­to per l’immatura e trag­i­ca scom­parsa del­la sorel­la Ida, più gio­vane di lui di un paio di anni, a segui­to di un inci­dente stradale ver­i­fi­catosi il pri­mo novem­bre 1936 sul­la via Casili­na in local­ità Fontanelle in comune di Vil­la San­ta Lucia, inci­dente del quale pare che Vit­to si rite­nesse moral­mente respon­s­abile[4].

Del suo ulti­mo anno di vita non si ha notizia alcu­na, seg­no che l’acuirsi del­la malat­tia non gli con­sen­tì nem­meno di dedi­car­si ai suoi stu­di debil­i­tan­do­lo pro­gres­si­va­mente sino a quan­do, appe­na trentac­inquenne, il 31 dicem­bre 1941, in cris­tiana rasseg­nazione passò a miglior vita nel­la sua casa di Cassi­no in viale Dante. 

Giu­di­ca­to in un rap­por­to di polizia «intel­li­gente, colto, onesto, dis­ci­plina­to, quan­to mai atti­vo»[5] ciò evi­den­te­mente con­tribuì a far si, come tal­vol­ta accade, che chi non era dota­to di carat­ter­is­tiche più o meno analoghe, non perse tem­po nell’attivare un dis­cred­i­to che cal­ca­va la mano sul fat­to che Vit­to era sta­to esen­ta­to dal servizio mil­itare per via del suo sta­to di salute, tant’è che, come si è det­to, avrebbe poi chiesto di prestar­lo volon­tari­a­mente. 

Ma non si trat­tò dell’unico “capo di imputazione”. Lo si accusa­va, infat­ti, di essere «un mani­a­coun idol­a­tro, [un] ser­vo»[6]dell’avv. Car­lo Berga­m­aschi di Pon­tecor­vo, fra i più poten­ti espo­nen­ti del fas­cis­mo provin­ciale, né pote­va essere esente da atten­zione lo “sta­tus” del­la sua famiglia: si dice­va, insom­ma, che la sua car­ri­era polit­i­ca era di “sup­por­to” all’attività famil­iare. Vit­to, infat­ti, appartene­va ad una agia­ta famiglia di Cassi­no che, per aver acquisi­to pres­ti­gio in cam­po edilizio, ave­va fat­to mer­itare ai suoi com­po­nen­ti l’appellativo di “travagli­ni”, come dire gente oper­osa che era rius­ci­ta a met­tere insieme un pat­ri­mo­nio immo­bil­iare di tut­to rispet­to tra cui l’immobile sito nel luo­go oggi anti­s­tante la chiesa di Sant’Antonio in piaz­za Dia­mare ma a quel tem­po all’incrocio fra viale Dante e via Diaz,[7] dove appun­to Vit­to mori.

Gli si imputa­va, tra l’altro, di aver inter­pos­to la pro­pria autorità per tute­lare il buon nome del padre nelle vicende che coin­volsero la Ban­ca di Cassi­no pre­siedu­ta dal comm. Domeni­co Bac­cari, vicende dalle quali, però, risultò del tut­to estra­neo: Francesco Vit­to, infat­ti, scrive il prefet­to di Frosi­none Francesco Vice­do­mi­ni in una nota del 14 aprile 1937, «per la pro­bità sem­pre addi­mostra­ta, cre­an­dosi dal nul­la una cer­ta agiatez­za, quale impren­di­tore di opere pub­bliche, per la sua scarsa cul­tura ed anche per­ché è uno dei deposi­tan­ti mag­gior­mente dan­neg­giati e per una som­ma che oltrepas­sa le 400.000 lire, è da tut­ti ritenu­to estra­neo alle male­fat­te commesse da altri, nel disses­to del­la Ban­ca di Cassi­no»[8].

Ma più che il Vit­to politi­co, in ques­ta sede s’intende ricor­dare il Vit­to uomo di cul­tura. E, in tale con­testo, ricor­dare la sua vas­ta attiv­ità pub­blicis­ti­ca inizia­ta nel 1926, quan­do esor­dì su Battaglie Fas­ciste di Firen­ze, cui fece segui­to la col­lab­o­razione con i quo­tid­i­ani Popo­lo di Roma (1927–1928) e Lavoro Fascista (dal 1929) ed i peri­od­i­ci La Lucer­na di Ancona (1928), Vita Nova di Bologna (dal 1926 al 1931), Crit­i­ca Fascista (dal 1926) e Rasseg­na del Lazio (dal 1929). Redat­tore capo di Stam­pa Fascista a Napoli (1927–1930), nel 1932, a Frosi­none fon­da e dirige Il Manipo­lo, “quindic­i­nale politi­co di com­bat­ti­men­to”. 

Quan­to al resto, deve pre­cis­ar­si che non è sta­to per niente facile pot­er rin­trac­cia­re i suoi lavori mono­grafi­ci e se qualche risul­ta­to lo si è potu­to rag­giun­gere, ciò è sta­to pos­si­bile solo gra­zie all’ausilio di Inter­net (http://opac.sbn.it/) per il cui tramite, appun­to, quan­do Mau­r­izio Fed­eri­co man­i­festò inter­esse, da me con­di­vi­so, per questo per­son­ag­gio nel quale ci erava­mo imbat­tuti durante la stesura di La cit­tà è vuo­ta e in rov­ina!, ebbi un approc­cio iniziale. 

E fu qua­si una sor­pre­sa sapere che alcune delle opere di Vit­to era­no cus­todite anche in bib­lioteche del ter­ri­to­rio da dove, ovvi­a­mente, la ricer­ca prese inizio. La pri­ma, ricor­do, ma si trat­ta­va solo di un opus­co­lo, la trovai pres­so la bib­liote­ca di Ati­na: Sal­va­tore Di Duca: Pre­sente! (Grup­po Fascisti Uni­ver­si­tari di Frosi­none. Coop­er­a­ti­va Tip. Frusi­nate. Frosi­none, 1933), che altro non era che la com­mem­o­razione di questo gio­vane uni­ver­si­tario ad un anno dal­la scom­parsa avvenu­ta sui mon­ti di val Can­neto durante un campeg­gio. 

Popo­lo, e non mas­sa (Edi­zioni de “Il Manipo­lo”, 1932), stam­pa­to dal­la S. A. Coop­er­a­ti­va Tipografi­ca Frusi­nate di Frosi­none, via Garibal­di, 3, ebbi occa­sione di rin­trac­cia­r­lo pres­so la bib­liote­ca De Bel­lis-Pil­la di Venafro. Ded­i­ca­to «ai goliar­di» ed «ai gio­vani fascisti di ter­ra cio­cia­ra», nasce, scrive l’autore, «dall’incontro con le folle, sulle piazze delle cit­tà e dei borghi di Cio­cia­ria».

Alla Lui­gi Ceci di Ala­tri reperii Stirpe Nos­tra, cioè il Com­men­to politi­co alla Rego­la di S. Benedet­to, edi­ta da Rasseg­na del Lazio e stam­pa­ta a Sora nel 1931 dal­la tipografia di Pasquale C. Camas­tro. La pre­fazione è di Giuseppe Bot­tai il quale riconosce all’autore, «gio­vane stu­dioso che io seguo con sim­pa­tia e che ani­ma di fede e di forte entu­si­as­mo ogni pag­i­na dei suoi scrit­ti il mer­i­to di un esame politi­co del­la leg­is­lazione benedet­ti­na (…) per gli innega­bili influs­si che quel­la esercitò nel­la vita sociale e nel­la cul­tura dell’altro medio­e­vo».

Un’altra bib­liote­ca del ter­ri­to­rio in cui si cus­todisce un’opera di Vit­to (Motivi di mar­cia. Castal­di. Roma, 1933) è quel­la di Monte San Gio­van­ni Cam­pano, e, sal­vo errori, è anche l’ultima. 

Per rin­trac­cia­re alcune delle altre opere di Vit­to, invece, ci si deve spostare almeno a Roma dove, pres­so la bib­liote­ca dell’Istituto del­la enci­clo­pe­dia ital­iana Gio­van­ni Trec­ca­ni, si con­ser­va Alle fonti del cor­po­ra­tivis­mo ital­iano. San Benedet­to e il suo Ordine (Casa Editrice “Avan­guardia”, Roma-Cassi­no-Napoli. Tipografia Editrice L. Ciolfi. Cassi­no, 1928), e pres­so quel­la dell’Istituto Lui­gi Stur­zo, Sagome: episo­di, appun­ti (Ed. Veli­ti. Tip. Frusi­nate. Frosi­none, 1940) ded­i­ca­ta «alla memo­ria di mio padre costrut­tore» e con­te­nente, tra gli altri, uno scrit­to su La Roc­ca di Cassi­no ed uno su Por­ta Cerere di Anag­ni.

Anco­ra a Roma altre opere ven­gono seg­nalate pres­so la Mar­coni (Roc­che e Spighe. Ed. Veli­ti. Tipografia Frusi­nate, Frosi­none, 1934) e l’Alessandrina (Pietre e scaglie. Veli­ti. Tipografia Frusi­nate, Frosi­none, 1940) ma le stesse sono anche pres­so la Nazionale di Firen­ze dove pure si trovano Lin­ea­men­ti di spir­i­tu­al­is­mo fascista con pre­fazione di Anto­nio Leone De Mag­istris (Casa Editrice “Avan­guardia”, Roma-Cassi­no-Napoli. Soc. An. S.T.E.M., 1929) ed Il paese è paese: ric­og­nizioni anti­borgh­e­si.(Veli­ti. Coop. Tip. Frusi­nate. Frosi­none, 1940).

Quan­to agli altri scrit­ti di Vit­to, essen­zial­mente politi­ci, sono La mis­sione sociale in S. Francesco (Ed. “Lucer­na”. Ancona, 1926), giu­di­ca­ta all’epoca «una delle più orig­i­nali man­i­fes­tazione let­ter­arie del cen­te­nario frances­cano»; Il fon­da­men­to giuridi­co del­la pena di morte (in Ordine Fascista, 1927); Le con­tro­ver­sie gen­er­ali del lavoro (in Stam­pa Fascista, 1927); Lin­ea­men­ti dell’ordinamento cor­po­ra­ti­vo (Edi­zioni Ciolfi. Cassi­no, 1928), cioè il suo cor­so di cul­tura fascista tenu­to al Liceo clas­si­co di Cassi­no, alla Casa del fas­cio di Frosi­none e all’Istituto tec­ni­co supe­ri­ore di Sora; Pre­messe all’Impero (Con­fed­er­azione Nazionale Sin­da­cati Fascisti Pro­fes­sion­isti e Artisti Frosi­none, 1931); Gri­gioverde: Pri­motem­po. (In Libro e Moschet­to e in Milizia Fascista. Feb­braio-mar­zo 1933).

Una par­ti­co­lare atten­zione mer­i­tano, invece, i lavori nei quali egli priv­i­le­gia il ter­ri­to­rio ed alcune sue pecu­liar­ità.

Dei tredi­ci arti­coli che pub­blicò su Vita Nova, «pub­bli­cazione quindic­i­nale illus­tra­ta dell’Università Fascista di Bologna» fon­da­ta e diret­ta pri­ma da Lean­dro Arpinati e poi da Giuseppe Sait­ta, che mi è sta­to pos­si­bile con­sultare pres­so la bib­liote­ca Gior­gio Del Vec­chio del­la facoltà di Giurispru­den­za dell’Università “La Sapien­za” di Roma, più del­la metà han­no come ogget­to Cassi­no, Mon­te­cassi­no e San Benedet­to: La badia di Mon­te­cassi­no (a. II, n. 10, otto­bre 1926); Passeg­gia­ta arche­o­log­i­ca sul­la “via Lati­na”: Cas­inum (a. IV, n. 1, gen­naio 1928); La ter­ra di San Benedet­to: dalle sor­gen­ti del Liri alle foce del Volturno (a. IV, n. 3, mar­zo 1928); Cen­te­nario di San Benedet­to: motivi dal­la “Rego­la” (a. V, n. 3. mar­zo 1929); Arti­giani ed artisti alla mostra nazionale di Cassi­no (a. V. n. 9, set­tem­bre 1929); Mostra di cod­i­ci a Mon­te­cassi­no (a. V, n. 10, otto­bre 1929); La pri­ma funi­via del mez­zo­giorno Cassi­no-Mon­te­cassi­no (a. VII, n. 1, gennaio1931). Priv­i­le­gia poi gli stes­si argo­men­ti (tra cui Mon­te­cassi­no nel­la sto­ria d’Italia e Mon­te­cassi­no sig­no­ria rurale) in un altro suo lavoro, Stu­di stori­ci cassi­ne­si (Arpino, Soci­età tipografi­ca arpinate, s.i.d. ma pre­sum­i­bil­mente nel 1934) del quale, però, c’è trac­cia solo in una prezio­sis­si­ma copia foto­sta­t­i­ca. E così come nel lavoro appe­na accen­na­to dedicò una nota ad Ati­na, si inter­essò anche ad alcu­ni dei più sig­ni­fica­tivi scor­ci del ter­ri­to­rio scriven­do, anco­ra su Vita Nova, del­la Mon­tagna spac­ca­ta e delle grotte di Pas­te­na (L’Italia Pit­toresca, a. III, n. 10, otto­bre 1927), delle Mainarde e del­la Meta (Sull’Appennino merid­ionale, a. III, n. 11, novem­bre 1927) e, infine, del­la Valle del Liri (a. IV, n. 5, mag­gio 1928), e, in par­ti­co­lare, di Aquino, di Pon­tecor­vo e di San Gio­van­ni Incar­i­co 

Un altro suo scrit­to sul ter­ri­to­rio, Ter­ra di Lavoro, è pub­bli­ca­to in Italia una e diver­sa, antolo­gia a cura di G. Manzel­la Fron­ti­ni pub­bli­ca­ta a Lan­ciano en 1932 dall’editore Barab­ba. L’articolo si apre con un inter­rog­a­ti­vo che non potrà non far sus­sultare di gioia chi, come chi scrive, deve spes­so con­frontar­si con gente ine­bri­a­ta solo ed esclu­si­va­mente dalle pro­prie cio­cie: «Ram­men­tate l’aforisma col quale il Grande Fed­eri­co si ram­mar­i­ca­va con Dio per­ché non ave­va scel­to Ter­ra di Lavoro a ter­ra promes­sa» che si chi­ude, e non pote­va non chi­ud­er­si, con un rifer­i­men­to a Mon­te­cassi­no: «La notte è lim­pidis­si­ma. In fon­do, tra le vette lon­tane, le luci mist­iche del­la Badia han­no lo stes­so pal­pi­to delle vicine stelle».

In fon­do, i suoi gran­di amori: Mon­te­cassi­no, del quale un suo dis­cen­dente ama ricor­dare che Vit­to fu un gran bene­fat­tore, ma soprat­tut­to, come si è accen­na­to, San Benedet­to e la sua Rego­laRego­la che egli pone addirit­tura Alle fonti del Cor­po­ra­tivis­mo ital­iano, come recita il tito­lo di uno dei suoi lavori. Scrive: «La Rego­la, che fis­sa l’ordinamento e il fun­zion­a­men­to del monas­tero benedet­ti­no è il più fulgi­do e più ital­iano mon­u­men­to di leg­is­lazione sociale in tut­to il Medio­e­vo; essa volle essere il codice morale e civile sec­on­do le cui norme si ordi­na­va e si regge­va una pic­co­la comu­nità di uomi­ni liberi e il Monas­tero volle essere esem­pio di una per­fet­ta soci­età nel dis­or­di­na­to vivere sociale. Non esage­ri­amo pun­to dicen­do che il monas­tero benedet­ti­no, oltre ad essere la pri­ma asso­ci­azione rego­lar­mente orga­niz­za­ta nel medio­e­vo, potrebbe offrire, fat­te le pro­porzioni di spazio e di tem­po, un mirabile esem­pio di sta­to orga­niz­za­to cor­po­ra­tivis­ti­ca­mente sec­on­do un prin­ci­pio che si rial­lac­cia imme­di­ata­mente — sen­za soluzione di con­ti­nu­ità log­i­ca — alla con­cezione organ­i­ca e ger­ar­chi­ca, che Roma ave­va pos­to a base dell’ordinamento pub­bli­co»[9].

Questo ricor­do di Aure­lio Vit­to a ses­san­tasette anni dal­la scom­parsa non vuole essere solo una doverosa tes­ti­mo­ni­an­za, anche se mod­es­ta e tar­di­va, del­la sua figu­ra e del­la sua opera ma soprat­tut­to uno sti­mo­lo per­ché la sua cit­tà natale valu­ti l’opportunità di ricor­dar­lo deg­na­mente, risco­pren­do un per­son­ag­gio che, a pre­scindere dall’aspetto pret­ta­mente politi­co, comunque fu molto lega­to a Cassi­no e di Cassi­no scrisse molto. E se anche la locale Uni­ver­sità, sem­pre atten­ta alle prob­lem­atiche del ter­ri­to­rio ed alla sua ele­vazione cul­tur­ale, ne facesse ogget­to di stu­dio o solo tema di qualche tesi di lau­rea, non sarebbe poi male. Anzi.

© Costan­ti­no Jadeco­la, 2009.


[1] Gugliel­mo QUADROTTA (a cura di), Ric­og­nizioni I. Scrit­tori e Gior­nal­isti del­la Provin­cia di Frosi­none, Quaderni del­la “Rasseg­na del Lazio”. Soci­età Tipografi­ca Arpinate, Arpino. 1933, pp. 100–101. 

[2] A suc­cedere a Vit­to nell’incarico di fed­erale fu Arturo Roc­chi, anche lui orig­i­nario di Cassi­no dove era nato il 26 otto­bre 1906. Avvo­ca­to, si era iscrit­to al PNF il 5 feb­braio 1932. Sot­tote­nente di fan­te­ria, ave­va com­bat­tuto in Spagna come e dal 21 gen­naio 1940 al 22 set­tem­bre 1941 era sta­to fed­erale provin­ciale e con­tes­tual­mente con­sigliere nazionale. Ispet­tore del PNF in Alba­nia (1941–1942) aderì alla RSI e fu prefet­to del­la provin­cia di Frosi­none dal 23 otto­bre 1943 al 10 mag­gio 1944. (Cfr. Mario MISSORIGer­ar­chie e statu­ti del P.N.F.: Gran Con­siglio, Diret­to­rio nazionale, fed­er­azioni provin­ciali : quadri e biografie. Bonac­ci, Roma. 1986, p. 268)

[3] Archiv­io Cen­trale del­lo Sta­to, Mi, Dgps, Divi­sione polizia polit­i­ca. Fas­ci­coli per­son­ali, b. 112, Car­lo Berga­m­aschi. Espos­to per il capo del­la polizia Boc­chi­ni.4 otto­bre 1937.

[4] Costan­ti­no JADECOLAIl mis­tero del mon­u­men­to sul­la Casili­na. In Stu­di Cassi­nati. Anno VIII, numero 3 (Luglio ‑Set­tem­bre 2008), pp. 216–218.

[5] Archiv­io Cen­trale del­lo Sta­to, Mi, Dgps, Affari Gen­er­ali Ris­er­vati, 1935, b. 2/h, f. Situ­azione polit­i­ca ed eco­nom­i­ca. Frosi­none. Relazione dell’ispettore regionale di Ps. Nico­la Lori­to per il min­is­tero dell’Interno del 20 gen­naio 1935

[6] Archiv­io Cen­trale del­lo Sta­to, Mi, Dgps, Divi­sione polizia polit­i­ca. Fas­ci­coli per­son­ali, b. 112, Car­lo Berga­m­aschi, cit.

[7] Arturo GAL­LOZZI-Diego MAESTRICassi­no. Una iden­tità urbana ritrova­ta. La cit­tà pri­ma del 1944. Cara­man­i­ca Edi­tore. Mari­na di Minturno, 2004, p. 47. 

[8] Gioacchi­no GIAMMARIANuovi doc­u­men­ti per la sto­ria delle banche e delle casse rurali in provin­cia di Frosi­none e nel­la dio­ce­si di Anag­ni. In Latium19/2002, pp. 109–110.

[9] Aure­lio Vit­to, Alle fonti del cor­po­ra­tivis­mo ital­iano…, op. cit., 12.


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