Febbre da treno” / 5 IL PORTO DI FORMIA TOCCASANA PER L’ECONOMIA DELL’ENTROTERRA

Febbre da treno” / 5 IL PORTO DI FORMIA TOCCASANA PER L’ECONOMIA DELL’ENTROTERRA

Il 21 agos­to 1901, la Dep­utazione provin­ciale di Caser­ta for­mu­la voti al Min­istro dei LL.PP., Giro­lamo Gius­so, per­ché «richi­a­mi l’attenzione e lo stu­dio del­la spe­ciale Com­mis­sione sul­la neces­sità tan­to del con­giung­i­men­to Roc­casec­ca-Formia, sec­on­do il prog­et­to dell’ing. Edoar­do Bot­tazzi del 16 agos­to 1886, che del con­giung­i­men­to a Terni». E, inoltre, chiede l’ampliamento, per­al­tro già delib­er­a­to, del­la stazione di Roc­casec­ca che, dive­nen­do ‘capo di lin­ea’, dovrebbe ospitare i deposi­ti ed altri acces­sori attual­mente pre­sen­ti altrove.

Ma quali sono i pun­ti di forza del­la Roc­casec­ca-Pon­tecor­vo-Formia sec­on­do il prog­et­to Bot­tazzi?

Essa assi­cur­erebbe, tra l’altro, la «con­giun­gente più diret­ta e più breve» degli Abruzzi e del­la val­la­ta del Liri col por­to di Formia, e quin­di con tut­ti gli scali del Mediter­ra­neo, e servirebbe, inoltre, a con­giun­gere le fer­rovie Abruzze­si e l’an­ti­ca Roma-Napoli alla diret­tis­si­ma Roma-Formia-Napoli, già in cor­so di costruzione, tant’è che il Min­istro Fer­raris la definì com­ple­mentare del­la diret­tis­si­ma Roma-Napoli, con­clu­sione cui giunse anche l’ing. Leopol­do Bran­cac­cio nel­la sua relazione redat­ta su incar­i­co del comi­ta­to pro­mo­tore pre­siedu­to dal Comm. Rossi, pres­i­dente del­la Dep­utazione provin­ciale di Caser­ta.

L’importanza di una rete che met­ta in comu­ni­cazione i cen­tri com­mer­ciali ed agri­coli che attra­ver­sa con lo sca­lo marit­ti­mo di Formia fan­no sup­pore un red­di­to sicuro per la Roc­casec­ca-Pon­tecor­vo-Formia, al pun­to che essa potrebbe essere costru­i­ta anche nel caso in cui non si otte­nesse il mas­si­mo sus­sidio chilo­met­ri­co da parte del­lo Sta­to, tenu­to con­to sia il suo breve per­cor­so (cir­ca 40 chilometri) che la non ingente spe­sa nec­es­saria alla sua real­iz­zazione per l’assenza di opere d’arte impeg­na­tive.

Anzi, per via del fat­to che essa sarebbe di comu­ni­cazione fra due linee impor­tan­ti, entrambe gestite dal­lo Sta­to, las­cia prevedere che la Roc­casec­ca-Pon­tecor­vo-Formia potrebbe addirit­tura essere riscat­ta­ta dal­lo Sta­to, even­tu­al­ità che potrebbe cos­ti­tuire un altro pre­sum­i­bile van­tag­gio a ben­efi­cio del­la Soci­età con­ces­sion­ar­ia. Oltre­tut­to, essa non solo non sarebbe con­cor­rente con alcu­na lin­ea già eserci­ta­ta dal­lo Sta­to ma, anzi, con­tribuirebbe a ren­dere più pro­dut­tive alcune linee attual­mente eserci­tate dal­lo stes­so Sta­to, come la Roma-Sul­mona-Castel­lam­mare Adri­ati­co e la Avez­zano-Roc­casec­ca.

Non offrirebbe, al con­trario, analoghe oppor­tu­nità la Sora-Ati­na-Cassi­no-Formia, lin­ea che, per­al­tro, sarebbe solo nel­la immag­i­nazione dei suoi fau­tori pri­va, com’è, di un qual­sivoglia sup­por­to tec­ni­co. Né mai il Con­siglio provin­ciale si espresse a suo favore come pure gli enti locali avver­tirono la sua neces­sità, «anche quan­do furono sol­lecitati recen­te­mente ad emet­tere delib­er­azioni al riguar­doLa prete­sa lin­ea Sora-Ati­na-Cassi­no-Formia non avrebbe scopo strate­gi­co, come non servirebbe allo scopo di con­giun­gere diret­ta­mente gli Abruzzi con Formia, e quin­di l’Adriatico col Tir­reno. I pro­mo­tori di tale lin­ea ne riconoscono la dif­fi­coltà di costruzione, quan­do met­tono come con­dizione sine qua non la con­ces­sione del sus­sidio mas­si­mo chilo­met­ri­co da parte del­lo sta­to cioè di L. 7500 a Km, sus­sidio che non fu mai con­ces­so anche a linee di mag­giore impor­tan­za, ed attra­ver­san­ti regioni ben più ric­che e popolose. Dopo l’av­o­cazione delle reti fer­roviarie allo Sta­to, questo non può con­cedere e quin­di sus­sidiare la costruzione di linee, che siano con­cor­ren­ti ad altre già eserci­tate dal­lo Sta­to stes­so. Tan­to che per tale obbi­et­to occorre per ogni nuo­va con­ces­sione il nul­la osta del­la Direzione Gen­erale delle Fer­rovie del­lo Sta­to. Ora è fuori dub­bio che la lin­ea Sora-Ati­na-Cassi­no ver­rebbe ad essere con­cor­rente con la Sora-Iso­la Liri-Roc­casec­ca, già eserci­ta­ta dal­lo Sta­to, moti­vo per il quale non potrebbe mai godere del mas­si­mo sus­sidio chilo­met­ri­co». Sen­za con­sid­er­are, poi, che «pel suo lun­go per­cor­so e per la impor­tan­za delle opere d’arte richiederebbe notevoli inves­ti­men­ti».

La Roc­casec­ca-Pon­tecor­vo-Formia è, tra l’altro, addirit­tura ogget­to di dis­cus­sione alla Cam­era dei Dep­u­tati il 30 giug­no 1905 allorché gli onorevoli Anni­bale Lucernari ed Emilio Con­te non man­car­ono di far pesare il loro pun­to di vista a propos­i­to del­la sua costruzione aven­do pre­sen­ta­to un speci­fi­co ordine del giorno nel quale si affer­ma­va che ques­ta fer­rovia altro non era che il pro­l­unga­men­to fino a Formia del­la lin­ea Avez­zano-Roc­casec­ca e che la sua real­iz­zazione era sup­por­t­a­ta «da impor­tan­ti inter­es­si indus­tri­ali, agri­coli e strate­gi­ci».

Era sta­to l’onorevole Con­te, un avvo­ca­to di Arpino elet­to dep­u­ta­to nel 1897 e nel 1904, XX e XXII leg­is­latu­ra, a «rac­co­man­dare al Gov­er­no» di provvedere all’iniziativa: «L’at­tuale lin­ea Avez­zano-Roc­casec­ca, moven­do da Avez­zano nel mez­zo del­la lin­ea Roma-Sul­mona-Castel­lam­mare (Adri­ati­co, ovvero Pescara, ndava ad incon­trare la lin­ea Roma-Napoli, e Roc­casec­ca, serve a sta­bilire la comu­ni­cazione del­l’Abruz­zo con Napoli, e per­me­tte a quelle belle ed oper­ose con­trade di Sora, Iso­la Liri ed Arpino, che l’Onorev­ole Min­istro assai bene conosce ed affet­tu­osa­mente ricor­da, di ten­er­si in più vic­i­na relazione con Napoli e con Roma. Ora il pro­l­unga­men­to del­la lin­ea Avez­zano-Roc­casec­ca var­rà ad assi­cu­rare questi van­tag­gi; a dare la fer­rovia a quel­la parte del Cir­con­dario di Gae­ta, che è in con­tin­u­azione imme­di­a­ta di quel­lo di Sora, a cos­ti­tuire per 1’Abbruzzo e per il Cir­con­dario di Sora lo sboc­co nat­u­rale al Por­to di Formia, (per il quale l’Onorev­ole Min­istro dei Lavori Pub­bli­ci pochi giorni fa promise alla Dep­utazione Provin­ciale di Ter­ra di Lavoro di vol­er­si inter­es­sare) che servirà mirabil­mente poi al com­mer­cio agri­co­lo del­l’Ab­bruz­zo ed alle indus­trie di Iso­la Liri, che han­no rag­giun­to una impor­tan­za gran­dis­si­ma, e var­rà altresì, dal pun­to di vista strate­gi­co, ad assi­cu­rare una più pronta comu­ni­cazione fra l’I­talia cen­trale ed il mare. Per dip­più doven­dosi impren­dere la costruzione del­la diret­tis­si­ma Roma-Napoli, si man­i­fes­ta di una grande util­ità una tra­ver­sa che con­giun­ga le due lince, la Roma-Napoli attuale e la diret­tis­si­ma nel loro pun­to inter­me­dio, e la tra­ver­sa che si pre­sen­ta più prat­i­ca, più utile e van­tag­giosa è pre­cisa­mente quel­la che ho avu­to l’onore di indi­care all’Onorev­ole Min­istro: quel­la per la quale il Con­siglio Provin­ciale di Caser­ta sin dal 1882 ebbe a far voti che venisse costru­i­ta, e che il Min­istro Bac­cari­ni, nel­la tor­na­ta del 28 giug­no 1882, rispon­den­do all’Onorev­ole Grossi, riconobbe di grande util­ità. Il Con­siglio Supe­ri­ore per i lavori pub­bli­ci ha già approva­to un prog­et­to, il quale, a quel che mi si dice, cos­ta assai poco. Io ho fede che il Min­istro dei Lavori Pub­bli­ci (Car­lo Francesco Fer­raris, nda), tenen­do con­to di queste ragioni, vor­rà far buon viso a questo nos­tro ordine del giorno».

Era accadu­to, però, che in quel­la stes­sa tor­na­ta l’onorev­ole Achille Visoc­chi avesse pre­sen­ta­to un altro ordine del giorno «su una nuo­va lin­ea, mai prog­et­ta­ta e mai dis­cus­sa, cioè la Sora-Ati­na-Cassi­no-Formia», a suo dire «d’im­por­tan­za indus­tri­ale, agri­co­la e strate­gi­ca». Di essa, dice Visoc­chi, «io ebbi già a par­lare in quest’aula nel­la tor­na­ta del 1° luglio 1902, dis­cu­ten­dosi il dis­eg­no di legge per le fer­rovie com­ple­men­tari, ed il min­istro dei Lavori pub­bli­ci di allo­ra, onorev­ole Balen­zano, accolse l’or­dine del giorno che io pre­sen­tai e le rac­co­man­dazioni che gli riv­ol­ge­vo a nome di una impor­tante regione e di labo­riose popo­lazioni».

In realtà, però, pare che in quel­la occa­sione Visoc­chi non avesse par­la­to del­la Sora-Ati­na-Cassi­no-Formia ben­sì del­la lin­ea Cassi­no-Ati­na-Sora, «des­ti­na­ta a servire nel suo per­cor­so, di cir­ca quar­an­ta chilometri, una popo­lazione di oltre cen­tomi­la abi­tan­ti, ed una con­tra­da uber­tosa, che è anche la più ric­ca d’in­dus­trie nel­la provin­cia di Caser­ta. La det­ta lin­ea inoltre servirebbe a con­giun­gere due impor­tan­ti strade di serie o inter­provin­ciali, che dal­la provin­cia di Aquila e dal Molise sboc­cano nel­la valle di Ati­na; e alle stazioni di Cassi­no e di Sora aumenterebbe notevol­mente il traf­fi­co di due fer­rovie esisten­ti: la Roma-Napoli e la Roc­casec­ca-Avez­zano».

Tor­nan­do alla sedu­ta del 30 giug­no 1905, il min­istro Fer­raris, rispon­den­do sia a Con­te che a Visoc­chi, dice tes­tual­mente: «Esiste già la fer­rovia Avez­zano-Roc­casec­ca. Ora se si fa la Roc­casec­ca-Formia, non si fa più la Cassi­no-Formia. Quin­di pregherei gli Onorevoli col­leghi di met­ter­si d’accordo fra loro. Ma mi dispi­ace di dare il mag­giore affi­da­men­to non al col­le­ga Visoc­chi, ma al col­le­ga Con­te».

- «È quis­tione che il pro­l­unga­men­to del­l’Avez­zano-Roc­casec­ca per Formia è con­nes­so alla diret­tis­si­ma Roma-Napoli e diven­terà una com­ple­mentare del­la diret­tis­si­ma Roma-Napoli», inter­rompe Visoc­chi. 

- «No, egre­gio col­le­ga», dice il min­istro. «È ques­tione di mag­giore con­ve­nien­za. Dunque allorquan­do sarà costru­i­ta la diret­tis­si­ma Roma-Napoli, allo­ra pren­derò in con­sid­er­azione la costruzione del­la Roc­casec­ca-Formia. E cre­do che sarà con­tento anche 1’on. Visoc­chi, per­ché da Roc­casec­ca a Cassi­no poca è la dis­tan­za, e potran­no servir­si anche di quel­la lin­ea, col­oro che per­cor­reran­no la lin­ea con­ces­sa alla zona che egli così bene rap­p­re­sen­ta, cioè la Cassi­no-Ati­na-Sora».

Si ten­ga pre­sente che i pri­mi prog­et­ti di costruzione del­la lin­ea che sarà poi la Roma-Napoli, via Formia, datano intorno al 1871 e sca­tur­iscono a segui­to dei prob­le­mi che emer­gono sul­la Roma-Cassi­no-Napoli che, oltre a seguire un per­cor­so piut­tosto tor­tu­oso, specie nel­la valle del Sac­co era sogget­ta a fre­quen­ti inter­ruzioni per allu­vioni e frane. Il prog­et­to esec­u­ti­vo venne redat­to nel 1902  e approva­to nel 1905: i lavori, iniziati nel 1907  si pro­l­un­garono fino al 1927 anche per via delle dif­fi­coltà incon­trate in cor­so d’opera oltre allo sca­vo di alcune gal­lerie tra cui quel­la di Monte Orso  e quel­la del­la Vivola (5, con­tin­ua).

© Costan­ti­no Jadeco­la, 2020.


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