La prima volta… in corriera

La prima volta… in corriera

«Final­mente non sare­mo più costret­ti a viag­gia­re in pesan­ti e guasti car­roz­zoni, tirati su a sten­to per l’er­ta via dai cele­bri ronzi­ni di Spre­cacenere, e nei quali per lunghe ore più inten­so si sof­fri­va il fred­do e più ardente la cani­co­la ci opprime­va: e spe­cial­mente tu, passeg­giero, che torni dal­la lon­tana Amer­i­ca, sen­ti­rai meno penose le ore del viag­gio e più presto giungerai al foco­lare domes­ti­co a riab­brac­cia­re i cari figli­uoli»: si trat­ta dell’incip­it dell’articolo scrit­to da Pietro Vas­sali per il gior­nale Ter­ra di Lavoro (22 mar­zo 1914. Anno XVIII, n. 12), dal quale sono trat­te anche le citazioni che seguono, sull’inizio dei col­lega­men­ti auto­mo­bilis­ti­ci tra Cassi­no e Sora, per Ati­na, San Dona­to Val di Comi­no e Alvi­to.

Era il 16 mar­zo 1914 e l’iniziativa era da ascriver­si alla Soci­età Anon­i­ma “Sac­sa”, che sta per Sora, Ati­na, Cassi­no, San Dona­to, Alvi­to, i cui espo­nen­ti di spic­co era­no il cav. Vin­cen­zo Mazzen­ga, l’ing. Alfre­do Visoc­chi e l’avv. Pietro Mar­ti­ni, «gio­vani energie che», scrive Vas­sal­li, «non poche dif­fi­coltà han dovu­to super­are per rag­giun­gere lo scopo» ma tut­tavia «volu­to ed attua­to in tem­po rel­a­ti­va­mente breve».

Si trat­ta di un impor­tante servizio che copre una «este­sa, popo­la­ta e fer­tile con­tra­da del­l’al­ta Cam­pa­nia», per una lunghez­za di cir­ca ses­san­ta chilometri, che «a valle ha Cassi­no sul­la Roma-Napoli men­tre all’altra estrem­ità è Sora sul­la Roc­casec­ca-Avez­zano.»

Una inizia­ti­va decisa­mente inno­v­a­ti­va nel set­tore dei trasporti che scon­volge abi­tu­di­ni rad­i­cate nel tem­po e appe­na scal­fite dai mezzi trainati da ani­mali, gen­eral­mente a ben­efi­cio solo di chi se lo pote­va per­me­t­tere se appe­na una trenti­na di anni pri­ma, nel 1884, i “veicoli” pre­sen­ti in Valle di Comi­no, sec­on­do uno stu­dio di Loren­zo Arnone Sipari (Élite locale e infra­strut­ture: il caso del­la fer­rovia Cassi­no-Ati­na-Sora (1883–1914). In (Sil­vana CASMIRRI, a cura di) Lo Sta­to in per­ife­ria. Élites, isti­tuzioni e poteri locali nel Lazio merid­ionale tra Otto­cen­to e Nove­cen­to. Uni­ver­sità degli Stu­di di Cassi­no. Cassi­no, 2003), super­a­vano le cinquan­ta unità: 55, per l’esattezza, di cui appe­na otto, però, era­no le “car­rozze da nolo”.

Ma tor­ni­amo a quel 16 mar­zo. Sono le undi­ci quan­do si parte dal­la stazione fer­roviaria di Cassi­no. Dopo alcu­ni cen­ni stori­ci su ques­ta cit­tà, l’autore ci infor­ma sui mezzi uti­liz­za­ti: «due delle quat­tro solide ed ele­gan­ti vet­ture, costru­ite dal­la Casa Sauer (Svizzera), capaci di con­tenere comodamente15 per­sone». La des­ti­nazione è Ati­na, dove avrà luo­go l’in­au­gu­razione uffi­ciale.

Chi c’è? «Pren­dono pos­to: l’on. Achille Visoc­chi, che ne ha las­ci­a­ta la soluzione del­la crisi all’am­i­co Salan­dra; l’on. Simon­cel­li, giun­to egli pure da Roma; il cav. Curzio, pres­i­dente del Tri­bunale di Cassi­no; il cav. Licen­ziati, sos­ti­tu­to procu­ra­tore del Re; il cav. Pinchera, sin­da­co di Cassi­no, con asses­sori cav. De Vivo ed avv. Del­i­ca­to; il comm. Orazio Visoc­chi, dep­u­ta­to provin­ciale, l’avv. Mar­raz­za e qualche altro.»

L’avvio del­la cor­sa crea emozioni e sti­mo­la con­sid­er­azioni: «dinanzi vedi­amo erg­er­si maestosa la cele­bre Badia, nel­la quale Benedet­to da Nor­cia, sol­can­do col vomero la ter­ra vi git­tò il seme del­la futu­ra econo­mia polit­i­ca; e din­torno osservi­amo la vas­ta pia­nu­ra, che ha anche la sua sto­ria», sin­te­tiz­za­ta dall’articolista con accen­ni ai Saraceni, a Cham­pi­onnet ed a Gioacchi­no Murat. Intan­to «pas­si­amo affi­an­co ad estese vigne, una vol­ta aride, ghi­aiose terre, e poi ecco­ci alla sali­ta, che pri­ma non ave­va fine. Incom­in­cia la stra­da tut­ta inca­va­ta nel­la roc­cia det­ta Sfer­ra­cav­al­li — ‘Per­ché qui ogni cav­al­lo ben fer­ra­to / Pel trop­po calpes­tar las­ci­a­va i fer­ri / E zop­po pros­egui­va il suo cam­mi­no – [che] fu costru­i­ta con la mano d’opera di tut­ti i Comu­ni inter­es­sati ed aper­ta al pub­bli­co nel 1824.»

Pochi minu­ti dopo mez­zo­giorno si giunge ad Ati­na, in piaz­za Garibal­di. «La ridente cit­tad­i­na, che Silio Ital­i­co ricor­da per la sua forte posizione tra i con­traf­for­ti degli Appen­ni­ni, è tut­ta imbandier­a­ta. Il con­cer­to civi­co ci accoglie con la mar­cia reale. Vedi­amo il sin­da­co comm. Giuseppe Visoc­chi, l’asses­sore avv. Ama­to, l’avv. Mar­ti­ni, il sig. Mario Bat­tista, il seg­re­tario capo del Munici­pio sig. Car­lo Tutinel­li; tut­ti sono in movi­men­to fin dal­la mat­ti­na per rice­vere le numerose rap­p­re­sen­tanze dei Comu­ni, che si ser­vono del­la lin­ea, e tut­ti dispon­gono per la rius­ci­ta del­la fes­ta. Qui noti­amo: il cav. Mazzen­ga e l’avv. Zin­cone, con­siglieri provin­ciali, il cav. Cas­truc­ci, sin­da­co di Alvi­to, l’avv. Musil­li, asses­sore del­e­ga­to di S. Dona­to, l’avv. Fion­da, sin­da­co di San­t’Elia, il cav. Meruc­ci, sin­da­co di Bel­monte, il sig. Grameg­na, sin­da­co di Set­te­frati, il sig. Cel­li, sin­da­co dì Vicalvi, il dott. Bernar­do Arcari, mag­giore medico del­la ris­er­va, sin­da­co di Picinis­co, i rap­p­re­sen­tan­ti di Fontechiari, Pos­ta Fibreno e Gal­li­naro.

«Nel­l’ampia piaz­za, in mez­zo a cinque auto­mo­bili, sono allineate le quat­tro belle vet­ture del­la Sac­sa con bandier­ine tri­col­ori, ed aspet­tano la benedi­zione. Il clero si avan­za. Il par­ro­co, prof. Cor­si, asperge le vet­ture con la puris­si­ma acqua di Chiusi, e benedice. A ques­ta cer­i­mo­nia gli chauf­feurs sor­ri­dono alquan­to, per­ché san­no come a scon­giu­rare i peri­coli ci vuole la loro abil­ità e la loro pru­den­za. Al Munici­pio cor­dialis­si­mo il rice­vi­men­to con ric­co rin­fres­co, paste, ver­mouth e liquori pre­li­bati, offer­to dai sig­nori Visoc­chi. Nel­la gran sala del Con­siglio osservi­amo lo stem­ma di Ati­na, due colonne sor­rette da una coro­na con la scrit­ta Ati­na Civ­i­tas Sat­urni Latio, e lo stem­ma di Veroli, cit­tà con­fed­er­ate.

«Qui prende la paro­la l’asses­sore avv. Ama­to: ringrazia i con­venu­ti ed invo­ca la con­cor­dia di tutte le Autorità pre­sen­ti, affinché la tan­to sospi­ra­ta fer­rovia pos­sa essere tra non molto un fat­to com­pi­u­to. Di poi l’on. Simon­cel­li è lieto di trovar­si alla inau­gu­razione di questo servizio, che stringe viep­più amichevoli i rap­por­ti dei due lim­itrofi Col­le­gi politi­ci (Cassi­no e Sora, nda), e dichiara che egli cam­mi­na sem­pre dirit­to per la stes­sa via del­l’on. Visoc­chi ed è con­corde con lui quan­do si trat­ta di fare gli inter­es­si dei pae­si che rap­p­re­sen­ta. Il cav. Mazzen­ga fa notare che la Soci­età non è sor­ta a scopo di lucro, ma per il bene del­la con­tra­da: fa una mer­i­ta­ta lode all’ing. Alfre­do Visoc­chi, che vera­mente è sta­to il deus che ha prop­ug­na­to questo più celere e più como­do mez­zo di trasporto. Infine l’on. Visoc­chi promette di adop­er­are ogni sua ener­gia per dare a ques­ta con­tra­da quel­lo che le spet­ta, la tan­to atte­sa fer­rovia. È molto applau­di­to.»

Si riparte che sono ormai le due del pomerig­gio. «Ognuno prende il pos­to asseg­na­to dal mae­stro di cer­i­monie, dal lau­to sol­erte asses­sore sig. Mario Bat­tista. Sal­go­no nel­la pri­ma vet­tura tra gli altri: la sig­no­ra Manci­ni, la sig­no­ra Vec­chione; tra le sig­norine, le colte e molto dis­tinte figli­uole del comm. Orazio Visoc­chi. E subito via. Usci­amo da Ati­na, salu­tati dal­la musi­ca ed accla­mati dal­la buona popo­lazione. Attra­ver­si­amo, dopo qualche min­u­to, in disce­sa tor­tu­osa, la via dei Vir­i­las­si», e «poco dopo ci tro­vi­amo su un ponte in sol­i­da muratu­ra a quat­tro luci. Qui le impetu­ose acque del Mol­lar­i­no si unis­cono a quelle del Melfa, nascono dal­la valle di Can­neto e, ‘… con sonan­ti spume / Oro e salute appor­tano alle gen­ti’.

«Le vet­ture ral­len­tano un po’ la cor­sa: a destra scor­giamo i comigno­li degli alti cami­ni del­la Cartiera Visoc­chi, ele­van­ti super­ba­mente al cielo, con­tin­uo, cen­erog­no­lo fumo. Ques­ta Cartiera, che portò con la ric­chez­za di una casa la pros­per­ità del­la con­tra­da, fu costru­i­ta ed atti­va­ta con gravi sac­ri­fi­ci nel 1844 dal­l’il­lus­tre agronomo Pasquale Visoc­chi, padre del­l’at­tuale Sin­da­co di Ali­na.

«Poco dopo a sin­is­tra pas­si­amo vici­no alla fer­ri­era, un grandioso sta­bil­i­men­to siderur­gi­co, costru­ito sot­to il Bor­bone nel 1854, atto a con­tenere tre alti forni per la lavo­razione del­la ghisa.

«Qui l’oc­chio si spazia lon­tano in un bel panora­ma: di fronte è Picinis­co, patria del­l’il­lus­tre astronomo Ernesto Capoc­ci e del testé com­pianto romanziere Giusti­no L. Fer­ri, e poi ecco il pic­co­lo Comune di Set­te­frati, super­bo di aver dato i natali ad Alberi­co il Vision­ario, che offrì a Dante l’idea del­la Div­ina Com­me­dia.

«Più lon­tano anco­ra immense vergi­ni Foreste di fag­gio ed un’este­sa cate­na di mon­ti tra i quali sovras­ta in nuda roc­cia il monte Meta (2241 m.).

«Alle ore 14,40 ecco­ci alla evo­lu­ta S. Dona­to Val di Comi­no. Il sin­da­co cav. Grancas­sa, l’avv. Cel­luc­ci, l’avv. Colet­ti, molte nota­bil­ità del paese, varie Asso­ci­azioni ci ricevono al suon di musi­ca, Ver­mouth, paste ed aleati­co squisi­to. In una piaz­za ci fer­mi­amo a leg­gere una lapi­de che ricor­da un prode dec­o­ra­to al val­ore, mor­to in Lib­ia. Qui vide la luce il prof. Giusti­no Quadrari, inter­prete dei papiri ercolanei ricorda­to dal De Cesare.

«Par­ti­amo alle ore 15 in mez­zo alla popo­lazione fes­tante, las­cian­do indi­etro l’an­ti­ca Comini­um che fu l’ul­ti­ma resisten­za del­la poten­za san­nit­i­ca, vin­ta dopo aspro com­bat­ti­men­to dal con­sole Carvilio.

«La via che mena ad Alvi­to non è ampia e como­da […].» Tut­tavia, nel giro di una mezz’ora, si giunge in ques­ta «graziosa, gen­tile cit­tad­i­na, ada­gia­ta civet­tu­osa­mente sul declive di un colle tut­to cir­conda­to di bel­li oliveti. Fu con­tea del Can­tel­mi e la sua sto­ria è sta­ta scrit­ta, non è molto, dal­la dot­ta pen­na di uno dei migliori suoi figli, dal prof. Domeni­co San­toro, pre­side del Regio Isti­tu­to Tec­ni­co di Fog­gia. Ci ricevono le Autorità, la musi­ca, parec­chie Asso­ci­azioni, il Con­vit­to Musi­cale diret­to dal prof. Chi­appe, ed una fol­la entu­si­as­ta e plau­dente, men­tre dalle finestre e dai bal­coni si river­sano su noi vio­le ed olez­zan­ti fiori. L’e­gre­gio cav. Mazzen­ga ha tut­to dis­pos­to per un otti­mo rin­fres­co, dol­ci locali non cer­to infe­ri­ori a quel­li di Caflich (impren­di­toresvizze­ro, cui è lega­ta la sto­ria del­la pas­tic­ce­ria napo­le­tana a cav­al­lo tra il XIX e il XX sec­o­lo, nda), finis­si­mi liquori e cham­pagne vera­mente a pro­fu­sione. La splen­di­da ampia sala con­sil­iare, ove ha luo­go il rice­vi­men­to, fa parte del­la super­ba res­i­den­za dei Gal­lio; in ques­ta ammiri­amo quat­tro gran­di tele che rap­p­re­sen­tano ‘Tobia’, ‘Olin­do e Sofro­nia’, ‘Endimione e Diana’, ‘Armi­da e Rinal­do’. Gli onori di casa si fan­no con mol­ta corte­sia dal cav. Mazzen­ga, dal cav. Cas­truc­ci, dal neo cav. avv. Maset­ti, dal prof. Di Fazio. Alle ore 16 la parten­za. Sot­to i nos­tri occhi si pre­sen­ta la vas­ta, uber­tosa pia­nu­ra, dove si accam­parono le truppe di Car­lo III, che si bat­tet­tero a Vel­letri. Dopo cir­ca mez­z’o­ra la pri­ma vet­tura si fer­ma, scen­dono le sig­nore, scen­di­amo tut­ti. Dalle siepi del­la via viene subito a noi il soave, pen­e­trante pro­fu­mo delle vio­le. Siamo al biv­io di Fontechiari. Il sin­da­co not. Panet­ta con breve dis­cor­so inneg­gia al nuo­vo servizio. Di poi si corre velo­ce­mente per la via ampia e piana; alle ore 17 siamo a Sora, dove al Munici­pio altro rice­vi­men­to con altro rin­fres­co di otti­mo gela­to e di cham­pagne» cui parte­ci­pano «il sot­to­prefet­to cav. Vallerà, il regio com­mis­sario cav. Ingar­ri­ga, il cav. Mancinel­li, il cav. De Caria, il dott. Senese, il cav. Lau­ri, l’ing. Tron­cone, l’avv. Zuc­cari e molti altri.» 

Sicu­ra­mente «la gita è rius­ci­ta bel­la ed indi­men­ti­ca­bile», com­men­ta l’articolista. Ma per la valle di Comi­no «l’au­to­mo­bile è trop­po poca cosa; […] per­ciò è il da augu­rar­si che tan­to entu­si­as­mo non fac­cia arrestare le pratiche per avere la recla­ma­ta fer­rovia, tan­to vagheg­gia­ta e prop­ug­na­ta dal com­pianto sen­a­tore Alfon­so Visoc­chi» e, in mer­i­to alla quale, si riman­da al richiam­a­to sag­gio di Loren­zo Arnone Sipari

«Per il ritorno ad Ati­na», scrive Vas­sal­li, «pren­di­amo la via più breve e più como­da. Giun­giamo in trenta minu­ti, men­tre piovig­gi­na, sull’imbrunire». E nonos­tante l’essere sta­ti tes­ti­moni e pro­tag­o­nisti di una mem­o­ra­bile gior­na­ta, gius­to in tem­po, comunque, «per andare al cin­e­matografo». Che dire? Una vital­ità d’altri tem­pi.

© Costan­ti­no Jadeco­la, 2017.


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