Con le zampogne di San Biagio Saracinisco alla conquista della Siberia

Con le zampogne di San Biagio Saracinisco alla conquista della Siberia

Inevitabil­mente, in ques­ta sta­gione di domi­cil­iari, che alla fine ti decidessi a met­tere mano alle tante carte accu­mu­late negli anni era, in un cer­to sen­so, nell’ordine delle cose. E così è sta­to. Con il risul­ta­to non solo di incre­mentare la rac­col­ta di quel­la des­ti­na­ta al macero ma anche di sco­vare ritagli di gior­nali o appun­ti accan­to­nati in epoche lon­tane pen­san­do che un giorno, forse, ti sareb­bero tor­nati utili.

Ipote­si, però, tal­vol­ta rimaste tali con la con­seguen­za che per quelle carte che ora ripas­sano tra le tue mani una deci­sione la devi comunque pren­dere: o get­tar­le nel ces­ti­no o uti­liz­zarle in qualche modo. Soluzione, quest’ultima, che mi è par­so oppor­tuno priv­i­le­gia­re quan­do ho trova­to un ritaglio di gior­nale, anzi de Il Gior­nale, di ven­erdì 26 gen­naio 1990, che all’epoca misi da parte per­ché in esso si parla­va del ‘Don Otel­lo’, cin­e­ma cio­cia­ro a Irkut­sk, che è una cit­tà del­la Rus­sia siberi­ana cen­trale, capolu­o­go del­l’Oblast, sit­u­a­ta, si fa per dire, a un tiro di schiop­po da Mosca: appe­na 5.185 km.

A riferire la (per cer­ti ver­si) sen­sazionale notizia era Lino Pel­le­gri­ni, fir­ma pres­ti­giosa del gior­nal­is­mo ital­iano, il quale, appun­to, nel suo girova­gare per il mon­do, a San Bia­gio Saracinis­co, si era imbat­tuto «con un ‘laziale-siberi­ano’» i cui non­ni, ex zam­pog­nari, ave­vano aper­to ben otto sale cin­e­matogra­fiche tra Siberia e Man­ci­uria.

Quan­do Pel­le­gri­ni lo incon­trò, questo ‘laziale-siberi­ano’, che si chia­ma­va Adol­fo Donatel­la, ave­va già «una rag­guarde­v­ole età»: nato in Siberia e vis­su­to soprat­tut­to in Man­ci­uria, alla fine ave­va prefer­i­to ritornare nel bor­go natio dal quale moltissi­mi anni pri­ma era­no par­ti­ti i suoi bis­non­ni. Zam­pog­nari, nat­u­ral­mente, «migrati in Siberia» dove, dal ramo zam­pogne era­no poi pas­sati al ramo giostre.

Adol­fo rac­con­ta: «In due gen­er­azioni i Donatel­la salirono di liv­el­lo sociale tan­to da creare fra Siberia e Man­ci­uria, ben otto cin­e­matografi. Si chia­ma­vano, quei locali, non già ‘Donatel­la’ ma ‘Don Otel­lo’ in modo da dar nell’occhio».

Mem­o­re di ques­ta chi­ac­chier­a­ta, quan­do capi­ta a Irkut­sk, Lino Pel­le­gri­ni non può fare a meno di chiedere alla sua «accom­pa­g­na­trice buri­a­ta (una lin­gua mon­goli­ca par­la­ta in Cina, Mon­go­lia e Rus­sia, nda) se per caso, nonos­tante il tem­po trascor­so, lei sap­pia di un cin­e­ma ‘Don Otel­lo’. Risponde elet­triz­zante: “è quel­lo lì. Oggi si chia­ma ‘Khroni­ka’, ma tut­ti san­no che il suo pri­mo nome era sta­to ‘Don Otel­lo’”. E poi si tro­va pro­prio nel cen­tro di Irkut­sk».

Ho chiesto di Adol­fo a Clau­dio Vettese, atten­to osser­va­tore del­la sto­ria del suo paese, il quale mi ha con­fer­ma­to, con mag­giori det­tagli, nat­u­ral­mente, quan­to scrit­to da Pel­le­gri­ni: innanzi tut­to, sul­la sua nasci­ta avvenu­ta a Čita, o Chi­ta, capolu­o­go del­la Trans­ba­jkalia, regione del­la Siberia merid­ionale, nel 1911 e, poi, il suo ritorno a San Bia­gio sul finire degli anni Cinquan­ta del sec­o­lo scor­so, dove poi sareb­bero tor­nati anche i suoi gen­i­tori e dove sarebbe mor­to il 30 mag­gio 1989. Clau­dio mi ha det­to anco­ra che Adol­fo avrebbe avu­to altri cinque fratel­li, tra cui una sorel­la far­ma­cista, trasfer­i­tasi in Cina, e che la mente del­la ‘for­tu­na’ dei Donatel­la sarebbe sta­to un suo zio, Anto­nio, che oltre ad aprire e gestire le diverse sale, avrebbe oper­a­to anche in altri set­tori dell’industria cin­e­matografi­ca.

Aven­do la for­tu­na di pot­er fruire di un sup­por­to come Google Earth ho volu­to local­iz­zare Irkut­sk. Ebbene, devo dire che il map­pa­mon­do ci ha mes­so un po’ pri­ma di sof­fer­mar­si sul­la local­ità richi­es­ta se si tiene pre­sente che tra San Bia­gio Saracinis­co e Irkut­sk cor­rono qua­si 8.500 chilometri ed un migli­aio in più se si vuole rag­giun­gere Čita. 

Se rap­por­ti­amo il tut­to ad un paio di sec­oli or sono, ven­gono i bri­v­i­di. Bri­v­i­di di ammi­razione per quel­li come i Donatel­la di San Bia­gio che ebbero il cor­ag­gio di com­piere un’avventura del genere con tut­ti gli annes­si e con­nes­si e facen­do affi­da­men­to solo sulle pro­prie forze. 

Ma ques­ta, nat­u­ral­mente, non è l’unica sto­ria di emi­grazione che nasce in questo carat­ter­is­ti­co scor­cio del­la Valle di Comi­no. E Clau­dio Vettese si sta ded­i­can­do pro­prio ad esse per poi rac­con­tar­le in un libro.

A me sarebbe piaci­u­to rac­con­tarne una in par­ti­co­lare. Solo che, mi è sta­to det­to da fonti bene infor­mate, la sua pro­tag­o­nista pare dis­deg­ni far sapere in giro di queste sue ascen­den­ze san­bi­a­ge­si tant’è che nelle sue biografie si par­la di una nasci­ta avvenu­ta sulle rive del­la Sen­na il 14 gen­naio 1931. Come dire: noblesse oblige!

Purtrop­po anche dalle par­ti di San Bia­gio la Sec­on­da guer­ra mon­di­ale ha fat­to quel­lo che ha fat­to. E, fra l’altro, ha manda­to dis­perse quelle carte che avreb­bero potu­to chiarire il tut­to, ammes­so che ques­ta fac­cen­da avesse avu­to una diver­sa valen­za. Ma, gra­zie a Dio, così non è. E, allo­ra, di che pre­oc­cu­par­si? In fon­do, chi non apprez­za non meri­ta. 

© Costan­ti­no Jadeco­la, aprile 2020.


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